Roccu u stortu | 2001

ROCCU U STORTU

roccu_locandinaProseguendo idealmente sulla direttrice di “U juocu sta’ finlsclennu”, ovvero “Finale di partita” di Samuel Beckett tradotto in calabrese, “Roccu u Stortu” fa convergere le esperienze attoriali e registiche di Fulvio Cauteruccio, elemento stabile del nucleo artistico detta compagnia, quelle musicali di Peppe Voltarelli, Amerigo Sirianni e Salvatore De Siena de Il Parto Delle Nuvole Pesanti e quelle drammaturgiche di Francesco Suriano, tutti di origine calabrese, in una sorta di “Histoire du soldat” postlitteram, lavorando su un dialetto che fonda la sua forza proprio sulla incomprensibilità, sul carattere onomatopeico che trova per incanto la comprensibilità.

 

Il Cartellone 

MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI
DIPARTIMENTO DELLO SPETTACOLO

SCANDICCI CULTURA
REGIONE TOSCANA
COMUNE DI FIRENZE

COMPAGNIA TEATRALE KRYPTON
“ROCCU U STORTU”
DI FRANCESCO SURIANO
REGIA DI FULVIO CAUTERUCCIO
CON FULVIO CAUTERUCCIO – ROCCU
E ANDREA BRONZI – IL NARRATORE

MUSICHE ORIGINALI ESEGUITE DAL VIVO DA
PEPPE VOLTARELLI, SALVATORE DE SIENA E AMERIGO SIRIANNI
DE “IL PARTO DELLE NUVOLE PESANTI”

SCENE DI GIANCARLO CAUTERUCCIO
PROGETTO LUCI DI CORRADO MELONI

ASSISTENTE ALLA REGIA STEFANO ALGERINI
FONICO E MIXER VIDEO CORRADO MELONI
DATORE LUCI LORIS GIANCOLA
LO SPETTACOLO È STATO PRESENTATO IN PRIMA NAZIONALE IL GIORNO 8 MARZO 2001
AL TEATRO STUDIO DI SCANDICCI

 

Lo Spettacolo

Ci sono dialetti che sono sempre stati usati in teatro e nella vita, dialetti ostentati e riconosciuti dalla comunità. E ci sono dialetti considerati “minori”, celati fra le mura domestiche e la cui pronuncia è vissuta come una vergogna. Il calabrese, con la sua forza vitale, la sua ricchezza di termini e sfumature che riescono a variare nel raggio dl luoghi relativamente vicini, fa parte dl queste lingue oscure. Il personaggio Roccu u stortu si esprime in dialetto calabrese servendosi dei proverbi, delle filastrocche e delle sue canzoni, riuscendo a ridare, attraverso questa lingua, suoni e coloriture che sembrano rigenerarsi in un idioma incredibilmente contemporaneo. Roccu u stortu è una sorta di monologo interiore, uno sfogo furente, un viscerale attacco all’ordine militare in guerra, una denuncia dell’ingiusto, Il racconto di uno spirito libero, anarchico, come spesso in questi ultimi due secoli i calabresi sono riusciti a essere, nonostante abbiano vissuto in una terra di padroni e conquiste. Roccu un fante della brigata Catanzaro, che prima di essere soldato è uomo di paese della Calabria, una persona che vive raccogliendo le olive, frutto che in queste terre ha sempre goduto dl una sorta di venerazione e rispetto religioso. Ma Roccu è anche stortu, ovvero il pazzo di paese, lo scemo del villaggio, l’uomo che ha subito un “danno” e a lui non resta che vagare per le strade della Calabria. Roccu racconta la sua storia della grande guerra, coi suoi “poveri” mezzi, usando il dialetto calabrese e spesso cambiando ruolo in un balletto delle parti. Il raccoglitore di olive parte per la guerra con la vana speranza di tornare vincitore e proprietario di un pezzo di terra e quindi di potersi maritare: “Jeu figghiu di `nu contadino e di una raccoglitrice di aliva, (…) avia a fari a guerra”. Ma I’ “irrealtà” della guerra gli farà conoscere un’ingiustizia abnorme gli farà saggiare l’incubo che ogni soldato ha vissuto in trincea. Roccu è anche storico, uno storico che espone in italiano una semplice e terribile cronaca, della 1° guerra mondiale: l’ammutinamento e la successiva decimazione della brigata Catanzaro a S. Maria la Longa, un sacrificio che ancora oggi chiede delle risposte.

“Omaccione calabrese che si avanza tra latrati di cani e urla di bambini, Roccu u Stortu reincarna l’eterna vicenda dell’uomo condannato ad un destino militare, come Svejk o il soldato dell’Histoire. Dopo una premessa da raccoglitore di olive, eccolo imbarcato nella Brigata Catanzaro col miraggio di conquistarsi nella Grande Guerra un campo da coltivare e una moglie, mentre gli toccherà l’inferno della trincea sotto soprusi d’ogni genere prima di finire fucilato nella decimazione del suo drappello accusato di rivolta e insubordinazione. Questa infame e ben documentata epopea ce la riversa addosso lui stesso in un lungo monologo in cui, passando da un italiano burocratico ad una ricostituzione del suo dialetto vitale, assume volta a volta le figure dello storico, soldato, ufficiale, senza esimersi dall’intonare canzoni o filastrocche. Stortu era stato l’entusiasmo per la fortuna militaresca, ma coinvolgente e atrocemente efficace ne è il racconto grazie ad una popolare povertà densa di dettagli quotidiani e di macabra ironia”. (Segnalazione Premio Riccione per il Teatro 1999).

 

Le Musiche

Il Parto delle Nuvole Pesanti (formazione emergente nel panorama della musica italiana, grazie anche al successo dett’ultimo album “Sulle ali detta mosca” Lltium/Sony 2000) fin dall’inizio della sua storia ha sempre caratterizzato le sue esibizioni dal vivo in una continua contaminazione tra il rock e la tradizione etnica, cercando dl dare alla propria musica una veste gestuale e un corpo mimico In grado di evocare ed esprimere l’essenza primordiale dei sentimenti. Ciò ha consentito a Il Parto di sperimentare durante i concerti veri e propri momenti di teatro di cui il funerale cottettivo della “Padronessa di Paleimo” e il ballo tarantato dl “Raggia” ne sono gli esempi più significativi. L’incontro con la Compagnia Krypton e il testo “Roccu u stortu” da oggi la possibilità al gruppo di confrontarsi con una vera e propria situazione teatrale, dove musiche suonate dal vivo direttamente sul palcoscenico, non solo accompagnano e sottolineano i momenti più intensi dello spettacolo, ma interagiscono con gli attori sulla scena trascinandoli a volte verso l’orizzonte dell’improvvisazione. La guerra che fa da sfondo alla storia di Roccu, è presente in molte canzoni di Peppe Voltarelli, Amerigo Sirianni e Salvatore De Siena de Il Parto, quali “Diserzione”, “Una giornata diversa”, ma trova Il momento più esaltante in “Raggia” dove le guerre dei popoli si confondono con quella dell’uomo, dell’individuo subalterno, emarginato che urla tutta la sua rabbia in un canto arcaico ed ostinato. Per “Roccu u stortu” sono state composte alcune musiche originali cariche di tensione ritmica al limite del delirio ossessivo, e costruite sulla pulsazione di un tamburello attorno alta quale s’intrecciano i vortici sonori della fisarmonica e le voci tracciano linee belliche e a volte melodiche, quasi a voler sottolineare che anche le guerre più aspre, dure ed insignificanti possono riservare momenti di dolcezza e gesti d’amore.

 

L’autore (Francesco Suriano)

Autore teatrale e di cinema – i suoi spettacoli sono dedicati alla riscoperta e alla valorizzazione del patrimonio culturale e linguistico calabrese, attraverso una scrittura aspra, vigorosa, profondamente impregnata del dialetto. Il suo teatro, che non è altro che un modo di guardare e comprendere la realtà, dà voce agli “umili”, a tutti quelli che, normalmente dimenticati dalla Storia, sono costretti inevitabilmente a subirla. L’indagine di Suriano parte sempre dal racconto di microcosmi, per arrivare a relazionarsi alla Storia del ‘900, cogliendone tutte le implicazioni politiche, sociali e culturali. Nel 1999 viene segnalato al Premio Riccione con il testo “Roccu u stortu”. Nel 2000 scrive l’adattamento teatrale tratto da “La cucina” di Arnold Wesker. Realizza una serie di 5 racconti per Radio3 dal titolo “Benissimamente Bene” inseriti nella trasmissione “Cento Lire” e un’altra serie dal titolo “La valle dello Splendore”. “L’arrobbafumu” rappresenta l’ultimo episodio della trilogia drammaturgica che ha inizio con Roccu u stortu e prosegue con “A cascia ‘nfernali”. Tra i suoi lavori per il cinema si ricordano il documentario “Partenze” del 1996 e il film “Il pugile e la ballerina” 2006, e, come sceneggiatore “Oreste a Tor Bella Monaca” del 1993, vincitore Gabbiano d’oro a Bellaria e presentato al Festival Venezia, e “Sud side stori” del 2000.

 

Il Regista Attore (Fulvio Cauteruccio)

Dopo aver frequentato la “Bottega Teatrale” di Vittorio Gassman, ha lavorato accanto allo stesso Gassman ed è stato diretto da registi quali Ronconi, Pagliaro, Piccardi, Sammartano. E’ elemento stabile della compagnia Krypton con cui svolge attività attoriale e registica, insieme al fratello Giancarlo Cauteruccio. Ha lavorato inoltre nel campo dell’opera lirica. Attualmente recita nel cast della soap opera “Un posto al sole” (Rai Tre) e sta dirigendo un laboratorio teatrale “Sulla cultura teatrale e sull’attore” al Teatro Studio di Scandicci. Nella stagione 2001/2002 sarà in tournée con Krypton negli spettacoli Il Guardiano di Harold Pinter e U juocu sta’ finisciennu (Finale di partita) di Samuel Beckett.

 

La Stampa

“…il panico dei soldati, la sofferenza delle inutili ferite e delle irrimediabili perdite umane. E Cauteruccio su questo palcoscenico-trincea vertiginosamente avvicinato alla platea lo sa raccontare bene, con impeto e passione, facendo sua la lingua impastata di accenti siciliani del soldato Roccu… Ed è proprio l’espressività autentica, volutamente un po’ rozza e immediata del protagonista a rendere coinvolgente lo spettacolo aiutato anche dalla forza trascinante della musica dal vivo de il Parto Delle Nuvole Pesanti, una band rock folk davvero da non perdere di vista.”
Simone Maggiorelli – La Nazione – 11/03/2001

“…Merita doverosa segnalazione la bella prova di Fulvio Cauteruccio nel panni di “Roccu u Stortu” soldato di ventura e di molta sfiducia a mollo e a pezzi nelle trincee della Grande Guerra. Come una ballata di De Gregori ma senza farsi fare l’amore dalle infermiere, Roccu maledice e squassa l’aria, furioso come Orlando, folle come Ubu, innocente come Woyzeck… Roccu finisce fantasma dagli olivi saraceni di Calabria al fango molle delle quote alpine, nel formicaio degli inutili assalti alla baionetta, nella mattanza di uomini senza ali tenuti al freno dalla decimazione incombente…che Fulvio attrezza con convincente ostracismo, sudore e pathos, full immersion da emarginato e mater dolorosa, respiro e rabbia, e felice commento musical etno pizzica tarantella tammuriata de Il Parto Delle Nuvole Pesanti (bella la voce di Peppe Voltarelli)”.
Gabriele Rizza – Il Manifesto- 15/03/2001

“…E qui Fulvio Cauteruccio attore dimostra di essere un artista a 360 gradi: là dove non può il codice linguistico, sono la sua fisicità, la sua mimica, le sue doti canore a decodificare il testo per lo spettatore… Il Parto Delle Nuvole Pesanti, coprotagonista straordinario per l’intensità e la forza con cui accompagna lo sviluppo della vicenda.”
Maria lannuzzi – Il Giornale – 16/03/2001

“Come un’opera, le scansioni dello spettacolo sono sostenute da parti cantate coralmente o con arie isolate, in cui le voci raggiungono asprezze notevoli, mentre cresce Il ritmo degli accadimenti… Lo spettacolo è potente e davvero bello e il Cauteruccio junior scopre le sue carte di attore importante nella scena italiana.”
Paolo Ruffini – Primafila – Aprile 2001

“Ma si può anche raccontare la Grande Guerra con un atto d’accusa da Sentieri Selvaggi in modi da Histoire du Soldat. Lo fa Francesco Suriano in un testo calabrese segnalato al Premio Riccione: l’epopea mancata di Roccu u stortu, scemo del paese che si arruola per diventare ricco, conosce le angherie dei militari e la tragedia della guerra e finisce fucilato per l’ammutinamento della Brigata Catanzaro. E’ storia vera che il protagonista narra in prima persona avvicendandosi in varie parti; nel bellissimo spettacolo di Krypton, Fulvio Cauterucclo, regista e protagonista si moltiplica con grande effetto, narrando e cantando in dialetto sui cumulo dl detriti che ripara la trincea; ma tocca a un bambino toscano leggere i brani ufficiali, mentre tre giullari sospesi su trapezi nell’aria, ovvero Peppe Voltarelli, Amerigo Sirianni e Salvatore De Siena del Parto delle Nuvole Pesanti cantano in calabrese ed eseguono le loro musiche trascinanti in un esempio di operina rock raro per l’italia e destinato a lunga vita.”
Franco Quadri – La Repubblica – 16 luglio 2001